DEROGA ALL’ACCORDO TRIPS PER UN ACCESSO GLOBALE AI VACCINI. PROVOCAZIONE O BUON SENSO?

Il nodo dei brevetti è uno degli aspetti più dibattuti della questione Covid. Il dibattito anima lo scenario politico internazionale, scosso dalla risoluzione del 10 giugno scorso con la quale il Parlamento europeo ha chiesto una deroga temporanea all’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights). Il nodo dei brevetti è uno degli aspetti più dibattuti della questione Covid. Il dibattito anima lo scenario politico internazionale, scosso dalla risoluzione del 10 giugno scorso con la quale il Parlamento europeo ha chiesto una deroga temporanea all’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights).

Il nodo dei brevetti è uno degli aspetti più dibattuti della questione Covid. Il dibattito anima lo scenario politico internazionale, scosso dalla risoluzione del 10 giugno scorso con la quale il Parlamento europeo ha chiesto una deroga temporanea all’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights). L’accordo, stipulato nel 1995, costituisce il più grande e ambizioso tentativo di armonizzazione nel mondo dei diritti di proprietà intellettuale, tra cui i brevetti, per consentire l’accesso globale a vaccini e terapie a costi accettabili. Era il 2 ottobre 2020 quando India e Sudafrica chiesero una deroga ad alcune parti del predetto accordo, per una sospensione temporanea dei brevetti sulla produzione dei vaccini contro il Covid-19. Sono 105 gli stati che sostengono la deroga al patto. Tuttavia affinché essa sia adottata è necessario il consenso dei 164 stati membri dell’Organizzazione mondiale del commercio. “Da allora, 3.500.000 persone sono morte di Covid-19. Quante altre dovranno inutilmente morire prima che gli Stati comprendano che la cosa giusta da fare è sostenere la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini in modo che questi possano essere prodotti su scala mondiale?”. È stato questo l’interrogativo posto da Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International. “È semplicemente vergognoso che pochi Stati benestanti continuino a monopolizzare le forniture di vaccini opponendosi vigorosamente a ogni tentativo di renderne libera la produzione, che consentirebbe ad altri Stati di proteggere il diritto alla salute della loro popolazione. Regno Unito, Norvegia, Svizzera e stati dell’Unione europea come la Germania si ostinano a bloccare la deroga ai brevetti, altri perdono tempo. A loro volta le aziende farmaceutiche si comportano vergognosamente alzando i prezzi, monopolizzando la proprietà intellettuale, bloccando il trasferimento tecnologico ed esercitando aggressive pressioni politiche contro provvedimenti che incrementerebbero la produzione globale e sgonfierebbero i loro portafogli”. “L’avidità sta prevalendo sulle vite umane e sui diritti umani. Aziende e Stati stanno facendo ripartire le loro economie lasciando milioni di persone in pericolo di vita perché non hanno accesso ai vaccini. Gli Stati più poveri stanno perdendo tempo prezioso per proteggere la loro popolazione”, ha proseguito la stessa. “È raro che una soluzione sia così chiaramente a portata di mano. Ma il mondo è lontanissimo dall’obiettivo dell’Organizzazione mondiale della sanità di vaccinare il 40 per cento della popolazione degli stati a basso reddito entro la fine del 2021, per non parlare di quello di vaccinare il 70 per cento della stessa popolazione entro la metà del 2022. In molti stati gli ospedali sono al collasso e mancano scorte di medicinali, compresi i vaccini che consentono a milioni di persone negli Stati ricchi di evitare i ricoveri ospedalieri, grazie anche alle abbondanti scorte. Non abbiamo il lusso di prendere tempo. Gli Stati ricchi devono agire ora. Innumerevoli vite umane dipendono da loro”, ha concluso la Callamard. Sono diverse le organizzazioni a sostenere che una sospensione del TRIPS sui vaccini anti-Covid potrebbe essere un buon modo per riuscire a migliorare l’accesso dei Paesi a medio e basso reddito a questi farmaci. Quello del Sudafrica ne è un’evidente dimostrazione con meno del 25% della popolazione che ha completato la vaccinazione. Sarebbe stata infatti proprio la bassa copertura vaccinale una delle cause della rapida diffusione della variante Omicron.

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ASPETTI NORMATIVI A LIVELLO NAZIONALE ED EUROPEO

La normativa di riferimento per l’Italia è rappresentata dal Codice della Proprietà Industriale, emanato nel 2005, una sorta di testo unico che raggruppa inumerevoli provvedimenti legislativi precedenti e che fa propri i principi generali e i contenuti della Convenzione di Parigi del 1883 e del primo trattato internazionale sui brevetti che conta 177 stati contraenti, riferimento internazionale per la protezione della proprietà industriale. Il brevetto ha lo scopo di tutelare e valorizzare un’innovazione tecnica, di un prodotto o di un processo che fornisce una nuova soluzione a un determinato problema tecnico. Lo stesso è però soprattutto un diritto di esclusiva che nega la possibilità a terzi di realizzare o sfruttare l’invenzione senza autorizzazione.

VACCINI PER TUTTI

In vista del summit dell’Omc (Organizzazione mondiale del commercio), che avrebbe dovuto tenersi a Ginevra dal 30 novembre al 3 dicembre e che è poi stato posticipato a data da destinarsi a causa della variante Omicron, è aumentata la pressione sull’Unione europea. Molti ritengono che quest’esplosione di contagi non solo era prevedibile ma si poteva evitare. Il tema molto discusso è la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale delle case farmaceutiche, che farebbe in modo che i Paesi a medio e basso reddito possano vaccinare a tappeto le proprie popolazioni, limitando il numero di decessi e facendo inoltre da freno al continuo svilupparsi di nuove varianti. La coalizione “The People’s Vaccine”, che riunisce diverse organizzazioni per la rimozione dei brevetti, ha parlato senza mezzi termini di “apartheid di vaccini che i Paesi ricchi e l’Omc hanno rifiutato di affrontare”.DEROGHE MIRATE E TRIPSLa Commissione europea mantiene la sua posizione sul fatto che i brevetti siano indispensabili per garantire che le case farmaceutiche investano le proprie risorse nella ricerca, in grado di offrire risposte sempre più efficaci nella lotta al virus ed alle sue varianti. Al fine di agevolare la produzione di vaccini e di altri prodotti medici essenziali, cercando anche di preservare gli incentivi all’innovazione e all’investimento, l’esecutivo comunitario ha avanzato la proposta di concedere una “deroga mirata” per le licenze. L’Ue difende strenuamente gli accordi TRIPS, che prevedono un certo margine di flessibilità riguardo alle concessioni di licenze obbligatorie, consentendo in tal maniera agli Stati di autorizzare le proprie industrie a produrre, per il mercato interno, dei prodotti brevettati anche in assenza del consenso del titolare di questi ultimi.

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STRASBURGO CONTRO BRUXELLES

Uno sforzo in più delle economie avanzate per sostenere una campagna vaccinale realmente globale è stato chiesto da Paesi quali Sudafrica ed India. Appello condiviso anche dagli Stati Uniti, schierati a difesa dell’immunizzazione collettiva, considerata l’unica soluzione per uscire dalla pandemia. Nel giugno scorso, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione con la quale è stata richiesta una deroga temporanea all’accordo Trips, proponendo, al contempo, l’avvio dei negoziati in sede Omc e ritenendo altresì che una deroga sui brevetti possa essere la giusta misura per garantire l’accesso globale a prodotti medici in stretta correlazione al Covid 19 a prezzi accessibili. Una strategia che consentirebbe di affrontare con maggior facilità i vincoli di produzione globali e di fronteggiare con più slancio la carenza di approvvigionamento. Secondo il Parlamento, il trasferimento di know-how (ovvero del patrimonio di conoscenze tecniche e pratiche, connotate da requisiti di segretezza e originalità, atte ad ottimizzare processi produttivi industriali) e di tecnologia ai Paesi con industrie produttrici di vaccini rappresenta l’unico modo per affrontare le difficoltà della produzione. Per questa ragione i deputati chiedono all’Ue “di abbattere rapidamente le barriere all’esportazione e che, al posto dei meccanismi di autorizzazione per l’esportazione stessa, vengano richiesti requisiti di trasparenza. La maggior parte delle dosi di vaccino sino ad oggi somministrate è stata destinata ai Paesi industrializzati produttori di vaccini e solo meno dell’1% ai Paesi più poveri. È per questo che secondo il Parlamento l’Unione europea deve farsi prima sostenitrice della produzione dei vaccini in Africa. In relazione ai vaccini di prossima generazione, i deputati chiedono inoltre che vi sia una piena divulgazione dei futuri accordi di acquisto anticipato, con requisiti di trasparenza per i fornitori. Tuttavia i governi dei Paesi membri restano contrari a qualsiasi deroga.L’iniziativa “No profit on pandemic”, lanciata da cittadini europei della società civile, punta a rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte.

DICHIARAZIONE DELLA COMUNITÀ RELIGIOSA GLOBALE

Anche la Comunità Religiosa Globale ha lanciato un grido d’allarme, auspicando a larga maggioranza in una condivisione. “Le sottoscritte organizzazioni religiose desiderano esprimere una profonda preoccupazione per il ritardo di un anno nell’approvazione della deroga temporanea TRIPS presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio. La rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale per i brevetti del Covid-19 dovrebbe essere trattata come una questione urgente. L’approvazione della deroga TRIPS rimuoverebbe una barriera essenziale per consentire la produzione diffusa di vaccini su una scala necessaria per sedare la pandemia, abbassare i costi e garantire la parità di accesso”. “Ci uniamo al Sudafrica, all’India e a più di 100 paesi per chiedere la sua approvazione. Le nostre vite sono intrecciate. Rendere i vaccini COVID-19 accessibili a tutti dovrebbe essere considerato come parte di una corsa per salvare tutta l’umanità. Questo è il passo umano e morale da fare senza ulteriori ritardi. Il fallimento nel rendere i vaccini accessibili a tutti ha già generato la variante Delta e ulteriori mutazioni, rendendo impossibile continuare a giustificare i guadagni fatti con le vendite dei vaccini. L’attuale inflazione in corso in paesi come gli Stati Uniti è solo un segno che la lentezza della risposta al COVID-19, compreso il rifiuto di condividere e trasferire la tecnologia dei vaccini, è dannosa per l’economia globale”.

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PROPRIETÀ INTELLETTUALE E DIRITTO GLOBALE ALLA SALUTE

La proposta di sospendere temporaneamente i diritti sui vaccini anti Covid-19 avanzata dagli Stati Uniti ha provocato una profonda rottura nella contesa tra proprietà intellettuale e diritto globale alla salute, facendo andare letteralmente allo sfascio l’alleanza senza frontiere nella lotta al Covid tra imprese, governi, enti di ricerca ed istituzioni internazionali. Una posizione, quella di Biden, che da un lato ha contribuito a rendere più compatto il fronte delle maggiori aziende farmaceutiche, che si sono rifiutate categoricamente di dover cedere proprietà intellettuale e dall’altro lato ha avuto il merito di unire i Governi e gli Stati, che hanno trovato un accodo sul punto, con l’unica eccezione della Germania.

LE VARIE VOCI SUL PUNTO

Bourla, amministratore delegato di Pfizer ha dichiarato espressamente il proprio dissenso. Secondo il numero uno di Pfizer, aprire siti di produzione del vaccino Pfizer-BioNTech al di fuori degli Stati Uniti e dell’Unione europea, potrebbe comportare problemi legati alle forniture delle materie prime, con il risultato di “ridurre il numero di dosi prodotte”.LE RAGIONI DI BIONTECHLa reazione della tedesca BioNTech è altrettanto secca: “la protezione del brevetto sui vaccini Covid non è il fattore limitante nella produzione e fornitura del vaccino”. Gli esperti hanno già sottolineato che di solito ci vuole un anno per allestire e convalidare nuovi siti di produzione e inoltre la produzione di un vaccino è un processo complesso sviluppato in più di un decennio. Tutti i passi devono essere definiti con precisione ed eseguiti da personale esperto. Se tutti i requisiti non sono soddisfatti, si potrebbe mettere a rischio la salute dei vaccinati”.farmindustria“Non ci si improvvisa produttori di vaccini”. Secondo Farmindustria, “la proprietà intellettuale, come tra l’altro sottolineato recentemente anche dalla Commissione Europea, non rappresenta un ostacolo per l’aumento della produzione. Ad oggi, nel mondo ci sono circa 280 vaccini in sviluppo. In UE già 4 sono stati approvati e altri sono in fase di approvazione. Risultati possibili solo grazie alla proprietà intellettuale. La deroga ai brevetti non servirebbe ad aumentare la produzione né a offrire le soluzioni necessarie per vincere la pandemia. Potrebbe avere invece l’effetto opposto: dirottare risorse e materie prime verso siti di produzione meno efficienti e determinare così l’aumento della contraffazione a livello globale

Autore: wp_11317234

Avvocato, Giornalista pubblicista, autore di una raccolta di poesie *Sguardi "

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